La nuova P10C è un purosangue del tiro operativo da combattimento ed il suo aspetto discreto nasconde un potenziale impressionante. Un’arma che non brilla per originalità ma, certamente, per funzionalità. Standard qualitativi superiori alla media.

di G.Tansella e A.Carparelli

 

Se fino a qualche anno fa, quando la maggior parte degli eserciti e dei corpi di polizia era dotata di armi concettualmente risalenti agli anni Sessanta, si consideravano le striker polimeriche dei prodotti all’avanguardia, sui quali mancava una sorta di giudizio storico derivante dalle prove date sul campo di battaglia, ora le cose sono radicalmente cambiate ed esse rappresentano un modello irrinunciabile dalla maggior parte degli utilizzatori e, di conseguenza, dei produttori.

Il prodotto di riferimento? Glock…o quasi: congegni di scatto e percussione tali da semplificare al massimo le manovre di approntamento e tiro; sistemi di sicura automatici capaci di scongiurare spari accidentali con munizione camerata senza che vi sia bisogno, nel caso si debba far fuoco, di intervenire manualmente per liberare la catena di scatto; caricatori ad alta capacità; largo utilizzo di materiali leggeri, resistenti ed al tempo stesso economici; schemi costruttivi quanto il più possibile semplici.

La produzione armiera, nonostante i progressi tecnologici degli ultimi anni, è ancora saldamente legata ad archetipi meccanici classici e tale circostanza, a parer nostro, ha stimolato in questi anni la ricerca di soluzioni progettuali anche abbastanza fantasiose, quasi a voler evitare a tutti i costi che i nuovi prodotti venissero assimilati nella categoria dei c.d. cloni Glock.

In alcuni casi si è approdati risultati positivi (si pensi per esempio al traguardo ergonomico raggiunto da Heckler & Koch con la SFP9, dotata di impugnatura modulare a 27 combinazioni); in altri (vedi sistemi a canna roto-traslante tipo Beretta Px4) sono stati intrapresi indirizzi creativi il cui peso, ai fini della funzionalità in combattimento, è secondario, soprattutto alla luce dei più recenti studi della dinamica degli scontri a fuoco.

CZ è andata in controtendenza, concentrandosi sulla realizzazione di un prodotto meno originale di certa concorrenza per disegno ma dalla qualità “out of the box” difficilmente superabile. Riguardo ai materiali utilizzati il produttore segnala l’utilizzo di basi polimeriche tecniche caricate a fibra di vetro per il fusto.

Particolare della volata

CZ P10C, lato sinistro. I comandi manuali sono tutti ambidestri

Vero è che solo il tempo e le prove in teatro permetteranno di giudicare questo prodotto in modo netto ma, valutazioni estetiche a parte, dal nostro punto di vista si tratta di un prodotto poco appariscente ma sorprendentemente ben concepito, costruito e assemblato, le cui caratteristiche aderiscono specificatamente alle esigenze di una schiera di utilizzatori assai folta, composta da personale militare, operatori di polizia e privati civili.

La lunghezza totale, dalla base dell’impugnatura alla volata, è di 18,7 cm mentre l’altezza, dall’estremità della tacca di mira al terminale del dorsalino, è di 13,2cm. Previsto l’utilizzo di caricatori maggiorati, la cui capacità è di 17 colpi per i calibri 9 x 19 Para e 9 x 21 IMI o di 14 colpi per il .40S&W. Il peso complessivo dell’arma scarica è di 765g. Tali valori, uniti ad un disegno particolarmente semplice, privo di elementi sporgenti, rendono quest’arma particolarmente adatta al porto occulto con il vantaggio, rispetto alle armi ultra-compatte, di un’efficienza ergonomica maggiore. Previsti tre dorsalini, intercambiabili, di diverse dimensioni.

Caricatore standard da 15 colpi. Esiste una versione maggiorata, da 17 colpi cal .9×21.

L’inserimento del caricatore è facilitato dalla presenza del risalto costituito dal terminale del dorsalino, vero punto di riferimento tattile.

La canna è lunga 102mm ed il sistema di chiusura è un classico della produzione CZ, vale a dire un Browning modificato Koucky mentre l’azione, chiamata “Precocked SA”, è assimilabile al genere “semidoppia”: il caricamento del sistema di percussione è generato all’inizio dal moto retrogrado del carrello-otturatore e si completa solo con la pressione del grilletto fino all’annullamento della precorsa.

Ingrandimento dell’estrattore, di ragguardevoli dimensioni.

Particolare della canna e dei risalti di chiusura. Le geometrie sono derivate dalla serie 75, vera icona di robustezza. Il sistema di stabilizzazione è ricavato per rotomartellatura a freddo.

 Il carrello è molto ben conformato, sia per quanto riguarda le superfici di interfaccia con la mano dell’utilizzatore che per quanto riguarda la silhouette, sfruttabile per mirare.

Gli unici comandi manuali sono, eccettuato naturalmente il comando di svincolo fusto-carrello a cursore passante scorrevole verticalmente sulla prolunga del fusto, quello di blocco/sblocco del carrello e lo sgancio caricatore, entrambi ambidestri.

Particolare della zona mediana, dove si notano il ponticello squadrato, il grilletto con sicura, il comando di sgancio, dalla forma particolare

Il carrello è fresato, ad agevolare le manipolazioni, sia nella parte posteriore che in quella anteriore.

Questa semiautomatica viene fornita in valigetta di plastica, con due caricatori e due dorsalini di riserva.

Tra le peculiarità pubblicizzate ad attirare l’attenzione espressi riferimenti all’efficienza ergonomica anche quando si esegue il tiro puntato, all’affidabilità con vari tipi di cartucce, alla qualità degli organi di mira, utilizzabili anche in condizioni critiche di luminosità, alla compatibilità con accessori e alla disponibilità di caricatori maggiorati. Si scrive di tiro mirato fino a 50m, distanza di ingaggio relativamente rara in riferimento alle specificità tipiche della realtà italiana in base a quanto individuato nello studio di Alessio Carparelli.

 

Le prove a fuoco sono iniziare i primi giorni di luglio, proseguendo fino ad oggi. Questo periodo di tempo ci ha permesso da un lato di cimentarci, in diverse condizioni, in ciascuna singola prova prevista dal protocollo di prova Tirooperativo.it e, dall’altro, di introdurre specifiche variazioni al fine di raccogliere elementi utili ad indirizzarci ad alcune, fondamentali ed univoche, considerazioni in merito a questo nuovo prodotto.

Ogni stand del campo di tiro prescelto è stato allestito affinchè le simulazioni di ingaggio si avvicinassero quanto più possibile al contesto reale di riferimento. Per le coperture medie e basse sono stati utilizzati dei copertoni incolonnati gli uni sugli altri, alla stregua di un riparo di dimensioni appena sufficiente a celare il corpo di una sola persona abbassata come anche delle autovetture, la cui presenza in ambiente urbano è tanto significativa da renderle indispensabili per i nostri test.

Munizioni prescelte delle commerciali Fiocchi modello FMJ con palla da 123grn e modello Top Target con palla RNCP LP da 124grn come anche dei prodotti autonomamente assemblati, sempre nel rispetto delle più rigide norme di sicurezza, in modo disomogeneo, per verificare la versatilità dell’arma.

I test si sono aperti con una verifica sommaria delle condizioni di conservazione dell’arma, in questo caso appena comprata e, subito dopo, con delle prove di manipolazione.

La prima impressione è stata positiva: linee pulite, squadrate per quanto concerne il carrello, con buona funzionalità dei punti di presa. Le manovre avvengono in modo intuitivo. Due membri dell’equipe di prova, avendo mani piccole, hanno avuto qualche difficoltà con l’azionamento del comando di sgancio caricatore, che hanno trovato relativamente faticoso da azionare e dalla forma leggermente scomoda. Le perplessità sono tuttavia decadute con il procedere dei test poichè, nella concitazione, le manipolazioni avvengono in modo molto energico.

Subito dopo è avvenuta la prova di tiro rapido con l’esplosione, alla massima velocità possibile, di quindici colpi consecutivi.

Il tempo medio realizzato da tre tiratori è stato di  3”,34 (il più basso è di 2”,94). In questa fase è stata apprezzata la precorsa pulita come anche il reset corto, caratteristica pubblicizzata anche nel manuale d’uso.

Eccellente precisione nel tiro meditato, con rosate strette  a 5 e 12,5.

In questo tipo di ingaggio la P10C non ha disatteso le aspettative, rivelando appieno le qualità del sistema di mira e dello scatto.

Il primo si basa su elementi metallici la cui distanza è pari a 16,3 cm. Il rapporto dimensionale tra tacca e mirino realizzza un compromesso tale da agevolare soprattutto la rapida acquisizione nel tiro rapido ma nel mirato nesssuno si è trovato in difficoltà, apprezzando la forma degli elementi di traguardo e la funzionalità, in condizioni di scarsa luminosità, degli inserti luminosi.

Le geometrie di scatto sono molto ben studiate, e la costruzione e l’assemblaggio di qualità, hanno ridotto davvero al minimo gli attriti fastidiosi.

La resistenza alla trazione del grilletto richiede uno sforzo di 2,6Kg.  La precorsa, pulita e ben distribuita, si riesce ad annullare agevolmente ed intuitivamente. Lo sgancio è corto e secco. Il riaggancio della catena di scatto (reset) è molto ben percettibile sia al tatto che ad orecchio.

Nella terza fase abbiamo eseguito dei tiri su bersagli fissi spostandoci rapidamente in tutte le direzioni, eseguendo cambi caricatore e manovre d’emergenza accidentali o, in loro mancanza, appositamente indotte.

Tiro in movimento con spostamenti longitudinali e laterali, a due o una mano. Eccellenti l’ergonomia, il bilanciamento ed anche la silhouette dell’arma

In tale contesto l’arma si deve perfettamente interfacciare all’operatore, possibilmente a prescindere dalle caratteristiche biometriche soggettive. Ogni operazione deve poter essere eseguita con rapidità, senza inconvenienti, sia per quanto concerne la sicurezza che per quanto concerne la necessità di far fuoco.

Si tratta di un frangente che da un lato permette di ben valutare la funzionalità dell’arma nel suo complesso e, dall’altro, mette alla prova la qualità del disegno e la qualità costruttiva di alcune, specifiche, unità funzionali.

Catena di scatto, linea di mira, silhouette e foggia dell’arma si sono rivelate ben adatte al dinamismo del combattimento.

Buono il bilanciamento e nessun problema con i cambi caricatore, risultato che ci permette di correggere le nostre iniziali impressioni affermando che pulsante e molla siano adeguati alle esigenze e funzionali nelle condizioni più difficili, se azionati con il pollice della mano debole o con quello della mano forte, ad una sola mano.

L’azionamento del carrello avviene con facilità anche quando si deve espellere una cartuccia in caso di inceppamento dovuto a mancata accensione o di inceppamento a tubo di stufa.

Sorprendente il comportamento nella simulazione di ingaggio a brevissima distanza contro bersagli multipli ed allontanamento dalla fonte di pericolo.

Tiro dall’anca contro bersagli multipli. L’arma rivela in questo contesto, forse più che in altri, la correttezza della propria conformazione ergonomica e del bilanciamento

In questa fase viene ricostruito in vari modi, ed in certi casi portato all’estremo per aumentare le difficoltà, uno scenario che gli studi di Alessio Carparelli indicano come relativamente frequente sia nell’ambito delle operazioni di polizia sia nell’ambito della difesa domestica.

Gli spazi possono essere ampi o limitati ma, a mancare, sono la distanza minima di sicurezza dalla fonte del pericolo e la possibilità di prepararsi allo scontro. Ci si comporta dunque come se si fosse colti di sorpresa. L’obiettivo è uno solo: sottrarsi all’offesa avversaria; i mezzi, i tempi e gli spazi limitati. Si ingaggia dunque con la massima rapidità, tendando al tempo stesso di fuggire.

Importantissimi, qui, la funzionalità ergonomica dell’impugnatura, fondamentale per portare l’arma in ottimale assetto di fuoco in modo rapido, e la compatibilità dell’arma con una fondina adeguata.

Questa prova è stata superata con successo: il primo contatto con l’impugnatura dell’arma ancora in fondina, portata a simulare prima la condizione di porto manifesto e poi di porto occulto, è stato corretto, permettendoci di affermare che la presa corretta sia sempre molto intuitiva.

Tutte le estrazioni sono avvenute con fluidità, senza che si verificassero mai degli inconvenienti, dalle piccole resistenze agli impuntamenti.

La forma dell’impugnatura, nella realizzazione della tecnica F.B.I. Crouch, permette di portare in modo del tutto istintivo la volata al bersaglio, senza mirare e le geometrie di scatto studiate permettono di annullare la precorsa in movimento, mentre si porta l’arma in assetto di tiro, in perfetta sicurezza. Percettibilissimo il punto di sgancio del percussore ed ottimale il bilanciamento al tiro, grazie al quale la dispersione degli impatti è ridotta al minimo.

 

L’ultima prova introduce nello scenario la presenza di oggetti tali da costituire dei nascondigli o, meglio, delle coperture. Peggiorano le condizioni di manovra, con il corpo obbligato ad assumere posizioni inconsuete, talvolta palesemente scomode. E’ l’uomo che deve adattarsi all’ambiente circostante. Vi è ristrettezza di tempi, necessità spostarsi, difficoltà di percezione. Si può essere costretti a colpire il bersaglio senza sfruttare appieno gli organi di mira. Se capita qualche imprevisto i problemi devono essere risolti, possibilmente, in copertura. I movimenti sono fulminei, l’aderenza al terreno non è scontata, le possibilità di farsi male e farne a qualcuno pericolosamente innalzate. Sicurezza al primo posto, con dito fuori dal grilletto e volata in direzione sicura, sempre sotto controllo tramite postura corretta e, secondariamente, tramite visione periferica. Occhi concentrati sulla fonte del pericolo e sull’ambiente circostante, pronti a cogliere cambiamenti e ad adattarsi. Per colpire a volte poco tempo, in condizioni difficoltose. Pregi e difetti dell’arma emergono palesemente, soprattutto per quanto riguarda l’ergonomia, i sistemi di mira primari e secondari (silhouette posteriore dell’arma), le geometrie di scatto e la funzionalità dei comandi, premesso che le manipolazioni sono semplificate al massimo.

Tiro da copertura bassa

Avvicinamento rapido alla copertura

Tiro dietro copertura di media altezza

 

In tale contesto la P10C ci ha mostrato tutta la propria bontà progettuale e costruttiva, rivelandosi perfettamente conformata, bilanciata, funzionale ed efficace al tiro.

 

In via conclusiva possiamo ben affermare che quest’arma da poco disponibile sul mercato italiano ci abbia davvero sorpresi nonostante l’aspetto ordinario.

I maggiori punti di forza? Certamente l’affidabilità (non si è verificato neanche un inceppamento, tanto da costringerci ad indurli per verificare la funzionalità di manovra), il disegno ergonomico e la catena di scatto.

Per una valutazione finale ci bastano poche parole: è un’arma davvero eccellente, ideale anche per il porto occulto.

CZ è riuscita davvero, senza ricorrere ad inutili artifizi, a raggiungere un traguardo che molti altri costruttori hanno mancato: produrre un’arma sulla quale non è necessario effettuare alcun intervento per migliorarne, vista la particolare destinazione, l’efficienza. Qualità out of the box altissima.