Prova dello shotgun modulare Fabarm STF12 e riflessioni sull’eventualità di un impiego in ambito poliziesco in considerazione delle particolarità della situazione italiana.

di A.Carparelli e G.Tansella

IN AZIONE!


Videoripresa amatoriale realizzata da un testimone oculare di una rapina in banca avvenuta a Milano nel 2010: al min. 0,30” si vede, sulla sinistra, una parte del dispositivo in azione, proprio davanti all’ingresso dell’istituto bancario assalito.

[…] Avevamo idea di dover fronteggiare una media di 8/10 rapinatori. Tanti avevano partecipato ai precedenti assalti. Ne entravano mediamente cinque all’interno per occuparsi di immobilizzare e legare impiegati e clienti. Altrettanti, fatto del tutto innovativo nella nostra esperienza, rimanevano all’esterno. […] I banditi avevano posizionato ben quattro pali all’esterno della banca. Punti di avvistamento dai quali erano in grado di segnalare a tutta la batteria l’arrivo delle forze dell’ordine con straordinario anticipo. […] Il dispositivo, composto da quasi trenta operatori, fu suddiviso in cinque aliquote,  ciascuna delle quali aveva una serie di compiti precisi. Si trattava di incastrare tutte le tessere nello stesso momento. Il ritardo, o peggio, l’anticipo da parte di qualcuno sarebbe stato fatale. […] 

La giornata iniziò presto, ben prima delle luci dell’alba. Ultimo briefing, il controllo delle armi (oltre alla dotazione individuale, al termine di alcuni giorni di specifica formazione, distribuimmo diverse PM12, fucili Spas 15 in cal.12 ed un paio di Beretta SC 70/90), delle comunicazioni, giubbotti antiproiettile per tutti. Si parlava poco. Non era come le altre volte. Questa volta era difficile. […]

Tratto dal libro: L’Atteggiamento Mentale e la Gestione della Paura nella Dinamica degli Scontri a Fuoco”, di  Alessio Carparelli, Pentaconsulting editore

http://www.tirooperativo.it/il-libro/

Come si colloca, dunque, l’uso dello shotgunall’interno della realtà italiana del combattimento? In una parte residuale, almeno per quanto concerne il presente.

LO SHOTGUN NELLA REALTA’ ITALIANA

A pagina 177 del testo citato viene riportata una tabella che consente di comprendere quali armi, in base agli studi realizzati dall’autore, vengano utilizzate nel corso della dinamica degli scontri a fuoco che avvengono in Italia, la maggior parte dei quali ha visto per protagonisti degli operatori delle FF.OO.

In prevalenza essi, in azione, hanno utilizzato la pistola; neanche un quarto di loro l’arma lunga a canna rigata, con selettore di fuoco impostato, oltre il 90% delle volte, sulla modalità di ciclo a colpo singolo. Meno di uno su dieci ha utilizzato l’arma lunga a canna liscia.

In Italia infatti, segnatamente alla distribuzione tra le Forze dell’Ordine, si tratta di una piattaforma la cui diffusione ha sempre stentato a crescere, a vantaggio della pistola mitragliatrice che, al contrario, è di larghissima diffusione sebbene di limitato impiego.

Lo shotgunè assegnato, in numeri limitati, a reparti ad alta specializzazione nel contrasto dei crimini violenti, con particolare riguardo a quelli orientati ai servizi antirapina, ovvero in tutte quelle situazioni in cui si ravvisa l’esigenza di utilizzare la forza a distanze ridotte (entro i 50 metri).

In certi contesti, tuttavia, ha eccellenti potenzialità e l’industria italiana vanta, a riguardo, conoscenze tecniche all’avanguardia:

Prodotti nazionali sono riusciti ad imporsi, sulla concorrenza, anche nelle aree geografiche in cui si trovano alcuni tra i più convinti ed assidui sostenitori dell’utilità di questi sistemi d’arma. Un esempio? Gli U.S.A., con forniture per U.S. Army e U.S.M.C..

FABARM STF12

Fabarm STF12: le canne sono sostituibili con componenti di lunghezza diversa.

Tra i produttori in ascesa spicca Fabarm, la cui offerta commerciale di shotgun per impieghi di polizia è molto vasta.

L’esperienza dell’azienda di Travagliato (BS) nel settore Law Enforcement risale alla fine degli anni Novanta, allorchè venne stabilita una collaborazione con il colosso industriale Heckler & Koch, all’epoca marchio di assoluto riferimento per prodotti per l’impiego di polizia.

Particolare della finestra di espulsione dalla quale si intravede la sede di inserimento dell’otturatore nel fusto, che funge da elemento di chiusura e resistenza.

Venne così individuata una formula tecnica particolarmente efficace, che  costituisce tutt’ora il cuore dei fucili ad anima liscia a marchio Fabarm: l’uso di materiali di qualità, come l’acciaio trilegato al CrNiMo per le canne, la lega a base alluminica AW7075 per i castelli, basi polimeriche tecniche a base PA6 rinforzate; tecniche di lavorazione all’avanguardia, basate su avanzati sistemi di progettazione/ prototipazione/ realizzazione; prestanza balistica, ottenuta grazie a ad un metodo di comprovata affidabilità di lavorazione dei tubi di lancio, il cui disegno, interno ed esterno, è particolare e differente dalla produzione tradizionale;

Rosata con munizioni a palla unica su area già ingaggiata con munizionamento spezzato. La precisione dell’arma è risultata indubbiamente impressionante, anche a distanza che superano quelle tradizionali di impiego.

Un processo di foratura, rettifica, tornitura esterna e rifinitura delle canne, tale da garantire standard qualitativi elevatissimi ed un altrettanto apprezzabile comportamento al tiro in termini di precisione, anche in caso di elevato volume di fuoco erogato in un lasso di tempo prolungato, di mantenimento dell’energia cinetica da parte dei corpi proiettile grazie al disegno noto come Tribore, di resistenza meccanica, termica e chimica.

Prova di saturazione d’area su sagoma umana a media distanza

A tutto questo si deve aggiungere l’utilizzo di raffinati sistemi di rifinitura protettiva, tra cui spicca senza dubbio il cerakote, trattamento superficiale di copertura basato su di un processo che alterna l’applicazione di strati, ultrasottili, di un composto chimico a matrice polimerica additivata con pulviscolo a base ceramica a trattamenti termici di essiccazione.

Tali caratteristiche, nel loro insieme, rappresentano una sorta di minimo comune denominatoredei prodotti Fabarm dedicati al tiro operativo da combattimento e si traducono in precisione, affidabilità, robustezza.

SERIE PROFESSIONAL STF12

Le armi della serie Professionalsono riconducibili ad un unico disegno armiero di shotgun modulare.

Esploso dell’arma tratto dal sito www.fabarm.it

Tale concetto non è, in senso stretto, nuovo alla storia delle armi da fuoco: famoso il progetto statunitense Stoner 63, risalente agli anni Sessanta e, in epoca recente, famosi i bandi per arma modulare delle forze armate statunitensi che hanno riguardato, in generale, tutti i materiali leggeri individuali e di reparto, dalle pistole semiautomatiche ai fucili d’assalto fino ad arrivare alle armi sniper.

Gli organi di mira fissi, la cui funzione è d’emergenza, svolgono funzione di interfaccia nel montaggio di un lungo supporto MILSTD1913, sul quale è possibile montare una grande varietà di dispositivi, generalmente optoelettronici con l’aggiunta di organi secondari tradizionali.

L’idea di base consiste nell’innalzare la flessibilità operativa delle unità in teatro con il minimo sforzo logistico.

Per quanto riguarda l’arma in oggetto diremo dunque che accanto ai componenti con caratteristiche fisse (castello ed otturatore) vi sono delle unità funzionali con caratteristiche variabili:

  1. Componente di volata aggiuntivo multifunzione: svolge le funzioni di freno di bocca, spegnifiamma, protettore della volata e Door Breatcher (lett. “apri-porta”)
  2. Il terminale del serbatoio standard è compatibile con apposite prolunghe che ne possono aumentare la capienza

da una parte componenti personalizzabili in base alle caratteristiche antropometriche e soggettive dell’utilizzatore, che riguardano l’ergonomia, vale a dire calci, calcioli e cinghie;

  1. Per la serie Professional Fabarm propone varie soluzioni di disegno della calciatura. Quella da noi prescelta è abbattibile ed il disegno ricorda molto i fucili d’assalto FAS90 di produzione svizzera.
  2. I moderni calcioli in materiale elastico sono ottimi per l’assorbimento del rinculo. Anche in questo caso si tratta di componenti sostituibili con altri di corredo, per variare la lunghezza del calcio adattandosi al singolo utilizzatore.
  3. Il calcio si ripiega sul fianco destro semplicemente premendo un pulsante.

dall’altra componenti sostituibili, in via eventuale, in base al profilo di missione, cioè i tubi di lancio di diversa lunghezza (comprese le prolunghe dei serbatoi)  come anche i dispositivi di puntamento ed altri accessori (laser e torce) installabili sui numerosi supporti MILSTD1913.

  1. Astina comando otturatore
  2. Supporto MILSTD1913 montato sulla sezione inferiore dell’astina, in posizione avanzata
  3. Prova di tiro con dispositivo di puntamento olografico

UN’INTENSA STAGIONE DI PROVE

La prova di questo sistema d’arma è stata senza dubbio la più lunga in assoluto tra quelle condotte dalla nostra equipe e si è protratta, nello specifico, dall’autunno del 2016 a quello di quest’anno.

Abbiamo affrontato, con un singolo sistema d’arma, innumerevoli sessioni a fuoco, in ogni stagione e condizione atmosferica ed ambientale, all’aperto come al chiuso, col caldo torrido o col gelo, al buio ed in piena luce, naturale ed artificiale, con vari sistemi di mira ed una grande vastità di munizioni per numero e per tipologia. 

Particolare degli organi di mira smontabili marca LPA

Tra tutti spiccano tuttavia alcuni eventi particolari, la cui importanza ci ha spinti a produrre una documentazione fotografica dedicata: la prima sessione a fuoco in assoluto, con l’arma in condizioni di fuori dalla scatola; due eventi dedicati alla prova di munizioni Law EnforcementFiocchi sia di tipologia Lethalche di tipologia Less than lethal; due prove balistiche con temperature estreme; una prova di affidabilità in diversi scenari in assenza di pulizia, con arma affidata ad un gruppo numeroso di allievi nel corso di un corso di Tirooperativo.it; una delle ultime prove con allestimento di scenari realistici.

Individuate dunque precise configurazioni possibili del sistema d’arma è stato composto il protocollo di prova, suddiviso in tre parti.

La prima di queste, protrattasi volutamente nel tempo, riguardava l’affidabilità del sistema e la funzionalità ergonomica in contesti e posizioni estreme. In questa parte la nostra indagine si è estesa anche alla verifica di funzionamento e funzionalità di tutta una serie di sistemi di puntamento.

In seguito sono stati effettuati dei test di natura balistica per verificare le potenzialità, in termini di precisione, dispersione e potenza, a distanze brevissime e brevi (da 5 a 35m) con munizionamento spezzato ed a distanze maggiori (fino a 100m) con munizionamento non frazionato.

Fase di test di concentrazione impatti a 15m. Sono state utilizzate anche munizioni civili per confrontarne le caratteristiche a livello di dispersione.

Munizionamento utilizzato di produzione italiana, a marchio Fiocchi, appartenente alla gamma Law Enforcement:

LETHAL

TipologiaMassa TotaleV0 dichiarata
7 ½32g395 m/s
7/038,5g380 m/s
11/033,5g390 m/s
Palla Piombo32g435 m/s

LESS THAN LETHAL

TipologiaMassa TotaleV0 dichiarata
15 pallett. Gomma8,7g220 m/s
Granuli Plastica7g300 m/s
Palla Gomma4,75g220 m/s

Per bersagli lenzuola, sagome cartacee di varia tipologia, dischi polimerici, bersagli mobili metallici e tavole d’abete di vario spessore.

L’STF 12 AL FUOCO

Manipolazioni

  1. La sicura, convertibile ambidestra, è a traversino.
  2. Cucchiaia di alimentazione in posizione abbassata
  3. Particolare dlel’impugnatura a pistola, con superficie antiscivolo

Maneggiare l’STF12 è molto intuitivo: i comandi, come per esempio il pulsante di sicurezza ed il cut-off, sono in una posizione che potremmo definire standardizzata. Il pulsante di svincolo della pala del calcio è grosso, zigrinato, ben posizionato e sicuro: impossibile, inavvertitamente, ripiegare la calciatura.

La resistenza opposta dal comando di azionamento dell’otturatore è adeguata da una parte a scongiurare aperture impreviste e, dall’altra, a consentire una rapidissima manovra di ripetizione.

Dispersioni medie delle munizioni spezzate con canna da 18”

La tabella che segue è orientativa ed è stata composta in modo tale da consentire, agli operatori, di stimare con accettabile approssimazione la dispersione degli impatti a diverse distanze di impiego e correggere, eventualmente, il punto di mira per scongiurare, per quanto possibile con questo binomio arma/munizione, in condizioni particolare, il ferimento di ostaggi o terzi.

DistanzaPallini Pallettoni
5m20cm9cm
10m35cm22cm
25m75cm45cm

Riteniamo sia fondamentale, prima dell’impiego operativo, una fase sperimentale quanto più possibile accurata poichè il sistema d’arma presenta fattori di rischio conosciuti relativi alla dispersione dei proiettili ed ai rimbalzi. Solo un addestramento accurato costituisce la garanzia che non si verifichino eventi imprevisti. Nelle mani di personale specificatamente addestrato il sistema d’arma è particolarmente performante.

Tiro in movimento

Le simulazioni effettuate si sono svolte sempre con successo e l’unica criticità del sistema d’arma riguarda il peso dell’arma, soprattutto in configurazione con canna da 18”, serbatoio maggiorato e dispositivi di puntamento ed accessori montati. La pesantezza risulta vantaggiosa soprattutto se si utilizzano munizioni molto potenti ma occorre una muscolatura adeguata per manovrare efficacemente ed a lungo questo sistema d’arma. 

La catena di scatto è molto ben progettata: lo scatto è netto, la resistenza alla pressione importante per scongiurare spari accidentali, il reset è breve e netto. 

Il sistema di mira è eccezionalmente versatile e persino la silhouette dell’arma, utilizzata in emergenza per puntare, è adatta alla realtà del combattimento.

Sfruttamento delle coperture in monvimento

L’arma è in generale molto ben bilanciata, rimanendo in assetto corretto sia durante il tiro che durante altre manovre, anche quelle effettuate in movimento o in posizioni desuete ed estreme, come per esempio nella situazione, frequente in ambito urbano, di sfruttare gli autoveicoli come copertura.

Attacchi porta-cinghia

All’atto pratico con questo prodotto non si è verificato mai un inceppamento ma, nei casi in cui questo è stato appositamente simulato, le manovre d’emergenza si sono svolte in modo agevole, senza imprevisti. Gli attacchi della cinghia ( abbiamo selezionato tra tutte quella classica a due punti) sono ben studiati e consentono transizioni ordinate, a patto di far la giusta pratica e di posizionare l’attacco posteriore nel punto che permette di muoversi più agevolmente, scelta soggettiva.

Celerità di tiro

Prova di tiro celere per testare la funzionalità del sistema manuale di ripetizione

Considerato che le prove di tiro cadenzato sono state effettuate ad arma praticamente appena estratta dalla scatola, fatta eccezione per le doverose, sommarie ispezioni compiute prima dell’inizio della sessione a fuoco, ci riteniamo particolarmente soddisfatti. Il tempo medio di esecuzione di cinque tiri alla massima velocità, da posizione di punteria, è stato pari a 2”,7 decimi, con il massimo risultato pari a 1”,71.

CONCLUSIONI:

Prova di ingaggi multipli a breve distanza.

I punti di forza dell’STF12 sono molteplici: funzionalità  ergonomica con particolare riguardo al grip di presa delle componenti di interfaccia arma/operatore; catena di scatto; contenimento e dispersione delle sollecitazioni, stabilità al tiro e costanza nelle rosate.

L’unica criticità riguarda il peso e, secondo alcuni membri dell’equipe di prova, l’ingombro dimensionale relativo all’altezza ed alle forme poco fluide.

Dal punto di vista operativo tuttavia si tratta di un sistema d’arma con notevoli potenzialità, soprattutto per la versatilità.

Si tratta davvero di un sistema d’arma eccezionalmente personalizzabile, sia da parte del singolo utilizzatore che da parte di chi ne decide e disciplina l’impiego in ogni azione.

Grafico tratto dal libro L’Atteggiamento mentale e la Gestione della Paura nella Dinamica degli Scontri a Fuoco, di A.Carparelli.

Questo tipo di arma trova un’eccellente collocazione tanto nell’impiego in strade, capannoni, autovetture e spazi aperti quanto nelle abitazioni, nei centri commerciali, etc e queste valutazioni, confrontate con i risultati statistici del nostro studio, che dimostrano come la maggior parte degli scontri a fuoco avvengano attualmente, in Italia, in teatro urbano (73%), ci permettono di affermare che tali possibilità, unite alla varietà di munizionamento, letale o less than lethal, a palla unica o spezzata, ne fanno un’arma che  consente di sviluppare al meglio il suo potenziale con modalità molto trasversali.

Per saggiarne al meglio le potenzialità, tuttavia, è necessario addestrarsi frequentemente ed in maniera realistica.

Share