Prodotti formativi basati sulla conoscenza della realtà nazionale dei crimini violenti e degli scontri a fuoco, come risultante dell’esperienza professionale pluriennale nel contrasto al crimine e del primo, originale, studio nel settore.

di Gabriele Tansella

L’esperienza quotidiana vede giungere al grande pubblico, spesso con metodi che mal si conciliano con quelle che sarebbero doverose necessità prudenziali, notizie di eventi la cui tragicità appare in contrasto con la diminuzione delle denunce di alcuni delitti.

La realtà però è inequivocabile: meno delitti in senso assoluto ma con una superiore carica di violenza legata anche a reati che, in epoche precedenti, non destavano particolare preoccupazione. 

Non mancano poi, in relazione a questo fenomeno, prodotti di formazione o informazione equivoci, modelli culturali sbagliati, strumentalizzazioni e, come se non bastasse, una risposta scoordinata al problema ove anche, in certi casi, prevalgono impreparazione quando non malafede. 

Come risolverlo dunque? Di sicuro non premendo il grilletto.

Addestrarsi a sparare non vuol dire prepararsi a combattere, ovvero sviluppare, nel tempo, una serie di capacità che vanno dalla prevenzione al contenimento degli eventi di minaccia all’incolumità personale, inserendo entro quest’ambito anche la gestione di un’eventuale emergenza sanitaria. Occorre un’ultima precisazione: scontri a fuoco, aggressioni e crimini violenti in generale non si sviluppano secondo schemi propri frutto dell’immaginazione o delle rappresentazioni artistiche ma, al contrario, seguendo logiche proprie di entità criminali definite, sottoposte a loro volta ad influenze legate al passare del tempo e ad altre modificazioni.

Prepararsi a combattere comporta dunque, in questa stagione storica, anche la necessità di identificare e scartare preconcetti e falsità che ci allontanano dalla realtà esponendo tutti, anche gli estranei, a pericolo. 

Quella del 24 di novembre, dunque, è una data importante per tutti coloro che vedono nella difesa armata ed abitativa una necessità. Si è tenuta infatti, presso la sede del TSN di Milano, la 34a edizione corso di primo livello di tiro operativo con pistola nella dinamica degli scontri a fuoco. Al momento sono ottanta i corsi conclusi, per un totale di oltre mille ore di lezione. Gli allievi formati sono ottocentoquarantasei.

La prossima edizione, la 35a, è prevista per il week end

1/2 febbraio 2020

L’obiettivo generale di Tirooperativo.it? Fornire ai partecipanti una serie di risorse utili a compiere percorsi addestrativi individuali finalizzati ad aumentare, in caso di scontro, le possibilità di sopravvivenza piena, vale a dire fisica, mentale e giudiziaria. 

A questo si deve aggiungere l’insegnamento, coerente con la tendenza delle più rinomate scuole di tiro operativo da combattimento, di tecniche di gestione delle armi tali da innalzare la sicurezza nella detenzione, nel trasporto, nel porto, nelle manipolazioni e nel loro impiego, sopratutto in condizioni di sorpresa. Nessuna vittima saprà dove ed a che ora potrà essere aggredita, ma non solo; una volta che ciò accada, son saprà mai come evolverà la dinamica di quello specifico delitto.

Non esiste alcuna prevedibilità!

Fondamentale, per chi si occupa di formazione, è la conoscenza della materia affrontata così come risulta da evidenze che si basano sulla realtà, unita alla conoscenza del contesto normativo che disciplina l’azione di chi si difende legittimamente. Tali competenze sono alla base del metodo Tirooperativo.it e, recentemente, hanno portato alla pubblicazione del libro “L’Atteggiamento mentale e la gestione della paura nella dinamica degli scontri a fuoco”, ed. Pentaconsultig Milano. 

Il lavoro alla sua origine ha permesso di elaborare, anche sulla base di un confronto con enti di formazione, istituzionali e non, stranieri, una serie di risposte a diverse problematiche, premesso che una delle mete intellettuali raggiunte consiste proprio nella consapevolezza dell’inesistenza di una formula di condotta rigida tale da risolvere qualsiasi problema, in qualunque area ed in qualunque situazione. E’ sempre necessaria una mediazione soggettiva, ragionata e pianificata. Parlare di mediazione vuol dire senza dubbio parlare anche di capacità formativa, intesa non solo come attitudine di un istruttore a trasferire conoscenze agli allievi ma, soprattutto, come attitudine all’osservazione soggettiva, personalizzando la formazione in base alle diverse caratteristiche di ogni singolo allievo.

Non è un caso dunque che il metodo Tirooperativo.it si articoli in varie direttrici di analisi, valutazione e proposte, così come le riassume il libro di Alessio Carparelli: appena dopo una sommaria descrizione della realtà socio-criminale italiana si trova un’anticipazione che evidenzia l’importanza di valutare la propria soglia di esposizione al rischio di rimanere vittime di un’aggressione. La trattazione a riguardo, anche nei corsi, diviene più specifica ma il libro contiene, tuttavia, uno strumento d’ausilio utile affinché ognuno possa conoscere meglio la propria esposizione al rischio: lo studio originale, basato sulla prima statistica italiana a tema,  riguardante la dinamica degli scontri a fuoco, delle aggressioni e dei crimini violenti che avvengono in Italia. Oltre novanta incidenti critici sono stati dettagliatamente studiati, ricavandone dati che i lettori possono utilizzare per rapportare queste evidenze al proprio profilo, traendone maggiore consapevolezza in relazione ai singoli aspetti caratteristici. Il testo contiene inoltre cinquantadue testimonianze di fatti realmente accaduti in Italia.

La trattazione del corso è molto ampia, e segue sommariamente l’esposizione del libro: si passa dalla storia del tiro operativo all’analisi della realtà socio-criminale italiana attuale, anche in paragone con altre aree geografiche e politiche, per giungere al chiarimento di equivoci culturali tipici della nostra epoca tra i quali spicca, in primis, la correlazione tra il possesso di armi legalmente detenute e la commissione di delitti come anche la percezione, corrotta da contaminazioni fantasiose o da stereotipo, della situazione nazionale.

Occorre inoltre specificare che il concetto di esposizione al rischio è mutevole come lo sono i contesti in cui viviamo ogni giorno ed obbliga, senza che questo significhi adottare comportamenti ossessivi, a divenire dei buoni osservatori dell’ambiente che ci circonda. Il fondamento della nostra sicurezza, indipendentemente dal ruolo professionale, è costituito da un atteggiamento mentale adeguato alla situazione che si deve affrontare e che si affronta. Anche in questo caso il libro, nelle parti che espongono i dati statistici, è utilizzabile come strumento d’ausilio per compiere previsioni in merito alla propria situazione soggettiva e, nella parte che espone le caratteristiche dei crimini violenti, per trovare spunti circa l’attività di pianificazione. Non si può trascurare, in parallelo, la cornice normativa cui è sottoposta la nostra attività, pena la commissione di infrazioni che di fatto possono produrre effetti capaci di ledere, anche in modo pesante, la nostra pace, che non può dirsi completa se non perfettamente aderente all’obiettivo della sopravvivenza fisica, mentale e giudiziaria.

Altra parte caratteristica della formazione riguarda un argomento innovativo nel senso che per moltissimo tempo, pur essendo perfettamente conosciuto e studiato in ambito medico e scientifico in generale è rimasto, con pochissime eccezioni, là relegato: la paura, prima come sentimento involontario umano e, poi, come elemento turbativo della attività umane, anche quelle più semplici ed anche in modo distruttivo.

La trattazione di questo argomento è affrontata in tre momenti: nel primo si fa riferimento alla paura come oggetto d’analisi in sè, descrivendo le sue caratteristiche biofisiche; si prosegue, anche approfittando di riferimenti a testimonianze personali e, come sempre, ai dati raccolti nello studio, in un’opera di correlazione tra lo scatenarsi della paura e l’attuazione, sotto la pressione di questa vera e propria onda emotiva, di preordinate manovre di carattere motorio. Al termine della conseguente riflessione segue un’anticipazione degli insegnamenti legati alle lezioni pratiche secondo una chiave interpretativa precisa: assunto che non si può affatto rifuggire, in condizioni di lucidità, dall’emozione della paura, che gli effetti di questa, variabili soggettivamente, possono essere gravemente lesivi delle nostre capacità di pensare, decidere ed agire, occorre affrontare un percorso addestrativo studiato, orientato a garantire il più possibile l’efficienza delle nostre risposte alle minacce in termini di riconoscimento degli stimoli minacciosi, di manovra e sicurezza, soprattutto con le armi da fuoco, secondo criteri scientifici riguardanti il concetto di memoria motrice

Il corso di primo livello, dedicato in generale ai privati cittadini e, in particolare, a coloro che appartengono a categorie considerate a maggiore rischio di aggressione a casa, sul luogo di lavoro o in strada, rappresenta il punto di partenza di un lungo percorso. La durata è di circa sedici ore totali, divise in due giornate di formazione. Le lezioni teoriche verteranno su argomenti che vanno dalle nozioni di diritto penale, rapportate anche all’impiego pratico degli strumenti di difesa consentiti, ovvero dalla persuasione all’uso della forza letale; l’atteggiamento mentale con particolare riguardo alla determinazione dell’entità della minaccia correlata ai dati relativi alla dinamica dei crimini violenti e degli scontri a fuoco. Le lezioni pratiche partono dell’insegnamento delle fondamentali manipolazioni di sicurezza, coerentemente con l’obiettivo di imparare ad utilizzare un’arma, partendo dalla pistola semiautomatica, in un contesto reale e non “solo””nel poligono. Raggiunto in gruppo lo stesso livello di abilità si prosegue imparando i fondamenti del tiro quali  l’adozione di una corretta posizione, le tecniche di impugnatura, le tecniche di puntamento mirato ed istintivo e lo scatto. Il livello successivo prevede l’insegnamento ad ingaggiare bersagli multipli, a sfruttare i ripari, a risolvere gli inceppamenti per mezzo di manovre reattive che consentono, anche in contesti estremi, di ripristinare la funzionalità della propria arma. Non dunque, le armi a difesa dell’uomo ma l’uomo a difendere se stesso, anche con l’utilizzo consapevole e sicuro delle armi se non vi è altra via di scelta. Soluzioni di raziocinio, analisi, metodo. 

Non si stratta solo di tirare il grilletto!

… Quelli della 34a edizione!

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